Intervista al gruppo di Robotica Educativa

Avvicinare alla robotica i bambini della Valdera si è rivelata un’esperienza particolarmente coinvolgente e interessante anche per il “Gruppo Scuola”, come è stato ribattezzato il team di giovani ricercatori dell’Istituto di BioRobotica del Sant’Anna che oggi, al suono delle ultime campanelle, svelano le loro impressioni. “Per noi – raccontano alcuni di questi protagonisti, come Elisa Buselli, Francesca Cecchi, Pericle Salvini e Giacomo Santerini – abituati ad un ambiente rigoroso e alle attività in laboratorio, questa è stata un’esperienza nuova e anche sorprendente. La robotica è considerata un settore per specialisti con competenze elevate; certamente le applicazioni più avanzate richiedono personale esperto, ma in realtà è possibile affrontare questo argomento a tutte le età. Il metodo utilizzato e proposto dall’Istituto di BioRobotica consiste in un approccio interdisciplinare che vede la robotica non solo come legata alle materie tecnologiche e scientifiche (matematica, scienze, tecnologia) ma anche a quelle umanistiche (italiano, educazione artistica, filosofia). Di solito, dopo un incontro in cui ci rechiamo in classe, viene assegnato un progetto – prosegue il gruppo di ricercatori – che i ragazzi portano avanti insieme agli insegnanti, con la nostra supervisione esterna.

Una delle cose che più ci colpisce è vedere come gli studenti, anche molto piccoli, si appassionino tantissimo alla robotica, perfetta per proporre attività dove “si impara facendo” e dove i ragazzi possono vedere ciò che studiano direttamente realizzato. Gli studenti desiderano vedere il loro robot muoversi come da loro deciso e per questo devono trovare tutte le soluzioni possibili, sia hardware che software, per raggiungere l’obiettivo. Questo porta un grande entusiasmo e li spinge ad impegnarsi e ad acquisire senza sforzo concetti ritenuti difficili. È bellissimo vedere la loro soddisfazione quando il robot si muove. Abbiamo notato come i ragazzi siano fantasiosi e propongano idee spesso più futuristiche di quelle in corso. Infine, non si può parlare di ‘robotica educativa’ se non si parla anche di ‘educazione alla robotica’. Non basta portare in classe i robot ma è indispensabile sviluppare negli studenti una certa riflessività critica sul progresso scientifico e parlare delle implicazioni etiche e sociali della robotica, adattando tali considerazioni all’età. Queste riflessioni sono indispensabili per l’educazione delle nuove generazioni.

Un grande merito va riconosciuto ai docenti che si sono ‘buttati’ in questa impresa. Grazie alla loro esperienza di didattica e alle competenze nelle varie materie – concludono i ricercatori – abbiamo potuto integrare le nostre attività con il resto del programma e riuscire spesso a migliorare le attività che avevamo preparato prima di entrare in classe”.